Autori / Allegra Bonomi

Allegra Bonomi

Milanese, laureata in filosofia, dopo un passato da manager d’azienda nel settore dei beni di largo consumo e dell’e-Commerce, si dedica oggi all’attività di Business Angel investendo e supportando diverse start up soprattutto del mondo digitale. A latere è impegnata nel sociale, presiedendo una onlus e collaborando a svariate iniziative no profit.
Sposata e madre di due figli adolescenti, non ha l'iphone, non ha Sky e odia il caffè di Starbucks. Non è andata all'Expo. Crede nella solidarietà ed è contraria alla competitività. Detesta l'Élite del Capitale Finanziario e rifugge le multinazionali americane proprio perché le conosce da vicino. Non si ritrova in nessun partito politico, ma condivide le idee di Alberto Bagnai, Claudio Borghi e Diego Fusaro sull’Euro e sull’Europa.

Di questo autore:

Parliamo di Musica ma, tranquilli, non vi tedierò raccontandovi quanto mi appassiona David Bowie e quanto mi infastidisce Jovanotti.  Vi farò invece conoscere  la storia della tecnologia che sta dietro ai contenuti audio digitali, un ecosistema che ho scoperto avere in un Italiano il suo massimo esponente, un signore classe 1943 che rappresenta un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale.

Questa è una storia di burocrazia, di concorrenza sleale e probabilmente anche di plagio che  forse vi farà arrabbiare come ha fatto arrabbiare me.  

È la storia di Filoteo Alberini, un impiegato tecnico molto intrapprendente dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Nato ad Orte nel 1867 il nostro Filoteo è un appassionato di fotografia attento a tutte le novità del settore.

La coltivazione e l’uso del caffè non sono una scoperta italiana, la culla è in Africa sub-sahariana e in Medio Oriente. Anche l’invenzione del caffè come bevanda non è italiana, già dal 1500 era diffusa in Turchia e ai Turchi va anche il merito di aver pensato di tostare e ridurre in polvere i semi per farne un infusione.
Ma allora perché quando si parla di caffè si pensa subito all’Espresso Italiano? A me verrebbe da dire perché è il più buono, ma siccome non voglio essere di parte esibirò anche qualche ragione storica.

Ci sono invenzioni che consentono di fare cose nuove, mai fatte, a volte addirittura impensabili e ci sono invenzioni che ci consentono di fare cose vecchie ma ottimizzando i tempi e semplificandoci la vita. C’è l’erronea convinzione che le seconde, che per portata rivoluzionaria sono decisamente inferiori alle prime, siano per questo meno importanti.

La macchina da scrivere è il caso esemplare di un’invenzione italiana che viene copiata e la cui paternità viene poi attribuita ad altri progettisti d’oltreoceano. Quindi Antonio Meucci non fu il solo a subire la sorte ingiusta del plagio.
Stessa avventura toccò infatti anche ad un avvocato di Novara, Giuseppe Ravizza (1811–1885), il primo a creare una macchina a scrittura visibile precedendo di circa un ventennio ogni altro inventore. Ravizza fortunatamente la brevettò a Torino il 1° settembre 1855 lasciando perciò traccia ufficiale del suo progetto. 

GLI OCCHIALI, UN'INVENZIONE ITALIANA

di Allegra Bonomi
pubblicato il 10 Maggio 2017

In un momento storico in cui è essenziale vederci bene e soprattutto avere le lenti giuste per leggere la realtà, ci piace ricordare che gli occhiali sono proprio un’invenzione italiana e che sono ancora un’eccellenza del nostro paese.