Autori / Corrado Claverini

Corrado Claverini

Nato nel 1989 a Orvieto, è dottore di ricerca in filosofia. Si occupa della tradizione filosofica italiana, del pensiero utopico e apocalittico, del tema della temporalità e della storicità e della “posterità spirituale” di Gioacchino da Fiore. Ha pubblicato la monografia Utopia concreta. Pensiero utopico e ideologia in Niccolò Machiavelli e Tommaso Campanella (Il Prato, Saonara 2015) e ha curato T. Campanella, Sulla magia (Alboversorio, Milano 2014). È autore di articoli su libri e riviste. E-mail: [email protected]

Di questo autore:

Una delle definizioni più efficaci che sono state date dell’attuale congiuntura storica è quella di Miguel Benasayag e Gérard Schmit, secondo i quali quella odierna sarebbe l’epoca delle passioni tristi. Pare che il processo di disincantamento del mondo sia giunto al suo culmine e che ormai – anche nei più giovani – la dimensione del cinismo e della rassegnazione abbia fagocitato del tutto quella della speranza utopica.

Filosofia made in Italy

di Corrado Claverini
pubblicato il 19 Febbraio 2018

“Dopo un lungo periodo di ripiegamento, o quantomeno di stallo, sembra riaprirsi un tempo propizio per la filosofia italiana”. Sono parole di Roberto Esposito, tratte da uno dei libri più discussi degli ultimi anni: Pensiero vivente.

“Quando un popolo non è libero o non è costituito a nazione, a che possono valere la filosofia e i filosofi per acquistare la libertà e la nazionalità”?
In piena epoca risorgimentale, è questa la domanda fondamentale a cui tenta di rispondere Bertrando Spaventa (Bomba, 1817 – Napoli, 1883), il maggiore esponente dell’hegelismo napoletano.

Una delle funzioni fondamentali della filosofia è quella di aiutarci a distinguere chiaramente nozioni solo apparentemente simili. A tal riguardo, la filosofia politica ci soccorre nel chiarirci le idee in merito ad uno dei concetti oggi più spesso fraintesi. Tale concetto è quello di nazione e, in particolare, quello di sentimento nazionale, talvolta confuso con il nazionalismo.

Molto è stato scritto su Tommaso Campanella (Stilo, 1568 – Parigi, 1639) e sulla sua celebre utopia, La Città del Sole, scritta in carcere fra il 1601 e il 1602. Tuttavia, pochi sottolineano l’implicito impianto escatologico di tale utopia.

L’esito dei processi che coinvolsero Giordano Bruno (Nola, 1548 – Roma, 1600) e Galileo Galilei (Pisa, 1564 – Arcetri, 1642) è noto a tutti: condannati entrambi per eresia, il Nolano fu arso vivo a Campo de’ Fiori, mentre lo scienziato pisano preferì la via dell’abiura.

All’inizio della grande tradizione filosofica italiana sta Niccolò Machiavelli (Firenze, 1469 – Firenze, 1527). Nell’autore del Principe (1513), l’attenzione per la concretezza storica tipica della più grande tradizione filosofica italiana – la machiavelliana “verità effettuale” – si accompagna all’ideale

Ha senso parlare di una tradizione filosofica specificamente italiana? Oppure si dovrebbe parlare di filosofia tout court senza ricorrere a distinzioni di tipo nazionale, essendo il pensiero per sua stessa natura apolide e senza patria? Non solo parlare di filosofia italiana, piuttosto che francese o tedesca, è legittimo, ma è oggi fondamentale e di vitale importanza.