Autori / Sabrina Corsello
Sabrina Corsello

Sabrina Corsello

Laureatasi in Giurisprudenza presso L’Università degli Studi di Palermo, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Filosofia politica, presso l’Università degli Studi di Pisa, discutendo una tesi sul pensiero di Hobbes e quello Spinoza, in seguito pubblicata in una collana universitaria, con il titolo “La politica tra natura e artificio: l’antropologia positiva di B. Spinoza”. Master universitario di II livello in “Mediazione familiare e comunitaria” presso dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha approfondito molteplici ambiti di ricerca -  oltre al contrattualismo moderno, le teorie della giustizia contemporanee, l’etica della responsabilità e la democrazia antica e moderna - svolgendo attività didattica e scientifica, con appositi contratti nell’ambito accademico.
Attualmente collabora con il filosofo Diego Fusaro.

Di questo autore:

Che le parole siano importanti per comunicare lo sappiamo tutti. Non tutti però sappiamo che, attraverso le parole, possiamo cambiare la realtà. Ogni cambiamento è un processo culturale che, inevitabilmente, ha a che fare con le parole. Queste sono infatti gli strumenti con cui il pensiero entra in comunicazione con la realtà, attribuisce significati e determina nuove visioni del mondo. Intervenire sul linguaggio, favorendone un uso appropriato e consapevole, significa dunque intervenire sulla realtà, fino a renderne possibile il cambiamento.  

Una insegnante, con ogni probabilità di sinistra, che urla come un’ossessa alle forze dell’ordine: “Vigliacchi, mi fate schifo, dovete morire…” potrebbe assurgere, a pieno titolo, ad emblema della piena idiozia dell’antifascismo militante odierno. Di un antifascismo inutile e archeologico - come diceva Pasolini “di tutto comodo” - che a nulla serve se non a distrarre le masse dai problemi reali che la cd sinistra odierna non è in grado di affrontare, se non altro perché non sa nemmeno riconoscerli ma anzi ne è spesso causa. Un antifascismo che puntando sul nulla, il nulla incontra.

Ci salvi la Costituzione!

di Sabrina Corsello
pubblicato il 13 Febbraio 2018

In un tempo di crisi culturale, prima ancora che economica, a pagarne le spese sono soprattutto i giovani i quali sembrano condannati a vivere un eterno presente scandito prevalentemente dal consumo illimitato e da un anestetizzante divertissement. Sfiduciati, si astengono dal voto non credendo nella possibilità del cambiamento e non partecipano alla vita politica, in quanto privi di quel senso di appartenenza che è condizione prima di ogni dovere civico. Spinti ben presto alla competizione e allo sradicamento, difficilmente vengono educati al sentimento di solidarietà umana, né riescono a maturare una qualche visione del bene comune.

Premetto che chi scrive è dell’avviso che persino sopra gli altari delle chiese debba starci l’immagine del Cristo risorto piuttosto che quella del Cristo in croce, essendo sempre stata convinta con San Paolo che senza la resurrezione la nostra fede è vana. Quello che dirò pertanto non ha niente a che fare con una difesa fine a se stessa del crocifisso in classe, nelle aule giudiziarie o altrove. Se mai ha che fare con la necessità di salvaguardare il valore della dimensione simbolica contro la tendenza odierna di dissacrare e cancellare ogni simbolo che rappresenti la nostra identità culturale, a partire dalle indubitabili radici cristiane.

I dati parlano chiaro, sono sempre di più gli italiani che non vanno a votare. Il voto non è più sentito come un diritto irrinunziabile, né tanto meno come il primo dovere di ogni cittadino. Se democrazia è partecipazione dei cittadini, l’astensione dal voto è un chiaro segno della crisi della partecipazione alla vita politica nel suo insieme.

Accoglienza e integrazione, due parole fin troppo usate con le quale siamo chiamati fare i conti ogni giorno. Il tema dei migranti occupa le prime pagine dei più importanti quotidiani e non è possibile ascoltare un notiziario senza sentire parlare delle cd politiche dell’accoglienza o dei vari progetti europei per l’inclusione sociale.

A ben vedere la dialettica inclusione-esclusione della cittadinanza non è qualcosa che ha a che fare con i nazionalismi. Non a caso anche lo Stato liberal-democratico risponde a questa dialettica.
Oggi non si fa altro che parlare dell’integrazione come un atto dovuto, un percorso obbligato, ma siamo sicuri che per integrarci abbiamo bisogno di rimuovere le identità culturali e rinunciare alle appartenenze, assecondando le spinte mondialiste verso l’omologazione e l’appiattimento delle varie identità culturali?      

NAZIONE

di Sabrina Corsello
pubblicato il 21 Giugno 2017

Non è facile parlare di Nazione in un tempo in cui la retorica dominante continua incessantemente a ripeterci che le Nazioni non esistono, che sono solo un’invenzione, in un tempo in cui l’esigenza dominante sem

Interesse

di Sabrina Corsello
pubblicato il 10 Maggio 2017

Quando si parla di “Interesse” la prima cosa che viene in mente oggi è un concetto che sta al centro dell’economia finanziaria e che è sinonimo di profitto, come i tassi di interesse, il costo del denaro e l’aumento di capitale. Tuttavia