Temi dell'Agorà / Humus

FEIC NIUS? QUELLO DI CUI NON PARLEREMO IN CAMPAGNA ELETTORALE

pubblicato il 13 Febbraio 2018

Quello di cui (probabilmente) non parleremo saranno altri temi. Proviamo a tirarne fuori una lista non esaustiva:

D di Diseguaglianza - nonostante la nostra sia l'epoca della diseguaglianza nell'appropriazione di reddito e patrimonio, nonostante l'erosione della classe media (confrontate la S di Stabilità...), in Italia manca un movimento come quello degli Indignados o Occupy Wall Street in grado di fare diventare questo tema una questione centrale. Eppure la L di Lavoro e la R di Reddito sono strettamente imparentate con il fenomeno globale della diseguaglianza, tra paesi e tra classi. Per non parlare di tanti altri temi trascurati: la I di Istruzione, la S di Sanità, la P di Pensioni, etc. etc.

E come ecologia - in Italia manca anche un partito di ispirazione ecologista paragonabile ad altre realtà (specialmente in Nord Europa) e che riesca ad andare al di là del piccolo recinto vegano-ambientalista e dei suoi dogmi; un approccio serio e meditato al problema ecologico (non solo cambiamento climatico, ma anche consumo del suolo, inquinamento, tutela del paesaggio,...) è rinviato a data da destinarsi.

D'altra parte, la tutela dell’ambiente sembra (è?) un lusso da ricconi, quando il primo problema è mettere assieme il pranzo con la cena.

F di Finanza - nell'epoca del "finanz-capitalismo", non ne parleremo mai abbastanza; se capiterà di discuterne, sarà in termini di rischio spread, paure irrazionali dei mercati, boom degli investimenti azionari, miliardi di euro (mai esistiti in realtà) bruciati da poche sedute in Borsa. Il nostro linguaggio, quando ne parleremo, sarà sempre il solito: la lingua impenetrabile degli specialisti, zeppo di tecnicismi e termini inglesi, oppure quello delle disgrazie naturali inevitabili. O al contrario quello del complotto plutocratico. In un caso come nell'altro, senza capirne alcunché.

P di Periferie - le nostre periferie trascurate, abbandonate, mai riqualificate, impoverite, non saranno probabilmente al centro della discussione, salvo poi diventare uno degli argomenti in termini di analisi dei flussi elettorali per spiegare il crollo dei partiti "tradizionali" in nome di formazioni xenofobe o che credono alle teorie sulle scie chimiche. Insomma, si parlerà degli effetti senza aver mai adombrato alcunché delle cause.

S ampia e diffusa, quella della Sicurezza idrogeologica e degli edifici - a meno che un terremoto non ci venga cortesemente a sollecitare, è molto probabile che fino alla prossima disgrazia non si parlerà di messa in sicurezza degli edifici nelle zone sismiche, né si discuteranno interventi su un territorio fortemente impattato dal rischio idrogeologico. Peccato, sarebbe una maniera intelligente di sostenere la creazione di posti di lavoro (tanti) con interventi comunque necessari.

V per Votanti (numero di) - la giostra della vittoria del post-elezioni, in cui tutti vincono e in realtà molti hanno perso voti in termini assoluti, difficilmente si concentrerà sull'astensionismo come facevamo qualche anno fa. Tutti impegnati a parlare di percentuali, a fare la conta dei seggi, a rivendicare il voto di "milioni di persone", la forza impressionante e travolgente di votanti entusiasti. Nessuno a pensare a quanti voti persi o guadagnati rispetto alle ultime elezioni. Tanto per "dare i numeri", dalle politiche 2013 (dati della Camera) alle europee 2014: il Pd da 8.6 milioni (25%) a 11,2 (40%), oggi proiettabile al 24%; il Popolo della Libertà da 7,3 milioni (21%) a 4,6 per Forza Italia (16%), oggi al 15,7%. Ma DS e Margherita, genitori del PD, assommavano 12 milioni di voti solo l'altro ieri, nel 2006; e Forza Italia più An 13 milioni. Altri sono cresciuti, nel frattempo, certo, sopratutto il M5S, che viene dato nel 8,7 milioni (25%) a 5,8 milioni (21%) ed oggi al 28%, la Lega da 1,3 (4%) a 1,6 (6%) ed oggi al 13%, il raggruppamento di sinistra dal nome mutevole dal milione di voti (3%) di SeL al milione de L'Altra Europa con Tsipras (3%), oggi al 6-7% con LeU. Ma soprattutto andrebbero considerati i dati relativi all'astensione, che si gonfia da un anno all'altro: chi non si sentiva rappresentato è passato da 7,7 milioni nel 2006 a 9,2 nel 2008, ad 11,7 milioni nel 2013, fino a 21,7 milioni nel 2014. Elezioni diverse, quelle politiche da quelle europee del 2014, certo. Ma l'astensione rimane sempre e comunque la scelta preferita dagli italiani, il primo partito (o non-partito).

Come avrete notato, negli ultimi due articoli le nostre riflessioni sono state abbastanza aperte. Abbiamo, su molti temi, nostre opinioni ben più nette di quanto non abbiamo fatto trasparire qui. E ne riparleremo. Ma ciò di cui abbiamo bisogno è apertura mentale e capacità critica.

In questa sede il nostro intento non era discutere dei temi specifici, ma di come questi vengano affrontati (o occultati) con faciloneria dai nostri (futuri) rappresentanti davanti alle folle plaudenti. Nella "commedia dell'arte" delle elezioni, il canovaccio prevede topoi onnipresenti ed altri totalmente rimossi. Ma è sempre possibile che il Mondo Reale (una frana, un rogo in un quartiere disagiato) faccia la sua tragica comparsa sul palcoscenico allestito da media e politici, portando alla ribalta problemi differenti dagli slogan collaudati. Quindi meglio allargare un po' lo sguardo per tempo, e magari sbirciare cosa c'è a bordo palco o dietro le quinte.

A.

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