Euroinomani

PERCHÉ NON AIUTATE ANCHE NOI A CASA NOSTRA?

di Alessandro Montanari

Alzo bandiera bianca. Ascoltando le ultime evoluzioni del dibattito pubblico, mi convinco che la classe dirigente italiana abbia ormai accumulato troppi ritardi sulla realtà per poter affrontare e risolvere i problemi di questo Paese. Basta vedere quel che sta accadendo sul tema, emblematico, dell'immigrazione.

Dopo anni di schermaglie ideologiche tra l'ottusa retorica dei “muri” contro l'ancor più vacua ideologia dei “ponti” - e nell'inutile attesa che a qualcuno venga in mente di proporre una sensata retorica della “porta di casa”, che non si apra a tutti ma solo a chi bussi, chieda permesso, si identifichi e dichiari le proprie intenzioni - ci si accorge improvvisamente che l'Europa, istituzione inutile quando proprio non riesce ad essere dannosa, non ha nessuna voglia di aiutarci a gestire l'esodo biblico in corso nel Meditarraneo.

Così anche i nuovi portabandiera dell'Europa senza Stati, confini e monete sovrane, sono ora costretti ad ammettere che “non possiamo accogliere tutti”, ad intimare alle navi delle Ong di “portare gli immigrati anche nei porti francesi e spagnoli” e a spiegare che, per fermare le partenze, non c'è altro mezzo che “aiutare gli immigrati a casa loro”.

Cosa è stato ad avvicinare in maniera così repentina la sinistra mondialista del celochiedeleuropa alla destra euroscettica e sovranista? Cosa ha trasformato Matteo Renzi in Matteo Salvini?

La campagna elettorale, diranno i più maliziosi, adducendo senz'altro un buon argomento ma non, secondo me, l'argomento decisivo. L'argomento decisivo, infatti, è la pressione sociale innescata dall'inarrestabile processo di depauperamento del Paese, fotografato in modo inclemente anche dall'ultimo rapporto Istat. Le persone che in Italia vivono in condizioni di povertà assoluta, infatti, sono ormai quasi 5 milioni. Per l'esattezza, 4 milioni e 742mila, l'otto per cento dell'intera popolazione nazionale.

Ma c'è di più. E di peggio. Le statistiche dimostrano che a precipitare, in particolare, sono le condizioni socio-economiche delle famiglie con almeno tre figli, le sole cioè che ci permettono di contrastare la crescita zero, e di quei giovani che la politica dei “compiti a casa” ha ignobilmente, e a questo punto direi anche inutilmente, condannato alla regola della flessibilità.

Non avevamo numeri così allarmanti dal 2005, cioè da prima dell'inizio della grandi crisi economica globale. Ed è proprio questo elemento, forse, a dimostrare che la ricetta economica che siamo stati costretti a seguire in questi anni di germanizzazione forzata dei popoli europei è stata fallimentare. Guardiamo al caso italiano. Il debito pubblico è aumentato, il Paese si è impoverito, l'indebitamento privato è cresciuto, la ricchezza si è concentrata ai vertici della priamide sociale ed otto banche sono fallite mentre la precarizzazione del lavoro e l'aumento dell'età pensionabile hanno saputo solo creare disoccupati, sottoccupati ed esodati. E non è certo un caso, ma semmai una conseguenza, che proprio neolaureati ed anziani stiano abbandonando in numero sempre più cospicuo l'Italia, paese di immigrati e ora, di nuovo, anche di emigranti.

Personalmente detesto l'Occidente colonizzatore che instaura ed abbatte i regimi africani con la scusa di esportare la civiltà quando invece intende solamente espropriare risorse. Penso anzi che sia legittimo diritto di quei popoli scacciarci come invasori e sospetto che la migrazione di massa dei giovani africani - la fuga dei loro cervelli e delle loro braccia - serva anche a neutralizzare il pericolo di ribellioni locali. Credo inoltre che in questo grande risiko africano stia giocando un ruolo perverso la stessa “mano invisibile del mercato” che qui da noi invece non ha remore a farsi anche troppo visibile, quando manovra lo spread per piegare la politica alle proprie volontà: flessibilizzare il lavoro, privatizzare gli asset di Stato, tagliare la spesa pubblica, garantire le banche.

Ceduto il timone all'elite finanziaria, la politica non sa più come governare questo incendio sociale, per giunta avvistato in extremis come un iceberg ormai troppo vicino allo scafo. Ecco perché anche i più convinti assertori dell'inaffondabilità stanno ora scappando dal Titanic europeo, vendendo all'elettorato le loro intenzioni - subito bollate da Bruxelles come velleità - di archiviare il Fiscal Compact, Dublino, Schengen e persino la recentissima normativa del bail in.

L'Inaffondabile imbarca acqua e dire “aiutiamo i popoli africani a casa loro” equivale solo a costruirsi un alibi per quando noi italiani chiederemo alla politica perché non è stata capace di aiutare anche noi. A casa nostra.

A. Montanari
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