Pensare altrimenti

Pensare altrimenti

Nel tempo in cui ogni lettura che non sia allineata è demonizzata (quando non perseguitata) come "fake news" e come "complottismo" - le vie della neolingua sono infinite -, ci pensa puntualmente la realtà a confermare le diagnosi più macabre e le previsioni più cupe.

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Il problema, in fondo, è sempre lo stesso: ci orientiamo con le mappe fintamente neutre che ci vengono fornite dai dominanti. E che sono disegnate apposta per far sì che accettiamo le nostre catene. Il primo gesto della critica sta nel respingere le mappe ai dominanti e nel ricartografare la realtà in altro modo: pensando e sentendo altrimenti.

Pensare altrimenti

V’è un libro famosissimo. Il protagonista è un gigante serio, affidabile, produttivo e industrioso, che si porta appresso un’enorme palla al piede abitata da esseri microscopici, indolenti, pigri, inferiori, pelandroni, inaffidabili. Il libro lo conosciamo tutti, si chiama Storia: con la S maiuscola.

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È ora di reagire all'imperversante tirannia della lingua inglese, emblema della mondializzazione dei corpi e delle menti. È giunto il momento di ...

Pensare altrimenti

È ora di tornare a recuperare e a riabilitare il concetto di nazione dopo il lungo oblio che l'ha caratterizzato negli ultimi anni. Riabilitare la nazione non significa, ovviamente, voler tornare al nazionalismo: che della nazione è, semmai, un pericoloso deviamento. Il nazionalismo, infatti, è la negazione del diritto a essere nazione per le nazioni altrui. Il recupero dell'idea di nazione che qui proponiamo si pone a giusta distanza tanto dal nazionalismo, quanto dal globalismo. I quali, a una analisi non superficiale, sono opposti in correlazione essenziale: in maniere antitetiche, propugnano il medesimo, ossia l'annichilimento del diritto all'esistenza delle pluralità e, dunque, delle singolarità libere e autonome. Il mondialismo è tale, giacché sacrifica la molteplicità degli Stati nazionali sull'altare dell'unità falsamente universale del mercato planetario.

Pensare altrimenti

Non ci tolgono tutto in una volta. No. Darebbe nell'occhio, e tutti capirebbero la gravità della situazione. Ci tolgono invece un diritto alla volta, un pezzo dopo l'altro, con lenta e solerte continuità. E passo dopo passo ci fanno arretrare di chilometri e chilometri: ci tolgono lentamente tutto quel che ci eravamo conquistati. Ci troviamo, così, nel bel mezzo di un nuovo Medioevo. Ecco raccontata la storia dal 1989 ad oggi, in due parole. Un processo evidente, per chi voglia vederlo, di sottrazione: sottrazione di diritti sociali e del lavoro, di sovranità democratica popolare, di indipendenza politica e di autonomia dell’impresa italiana, di sovranità monetaria e culturale.

Pensare altrimenti

Come nell’Italia del dopo-guerra si partì dalla ricostruzione materiale, così oggi è di vitale importanza operare una vera e propria ricostruzione simbolica e spirituale.
Occorre, in primo luogo, ricategorizzare la realtà, per pensare altrimenti rispetto a come ci hanno abituato le tutto fuorché neutre grammatiche dominanti: il cui solo fine è la glorificazione dell’esistente nella sua reale configurazione e nei suoi concretissimi rapporti di forza.