Temi dell'Agorà / Eventuali e varie

Giovani Promesse.

La fallacia del libero scambio

di Ilaria Bifarini
pubblicato il 02 Marzo 2018

“L’idea del libero scambio come motore della crescita era diventato un dogma talmente intoccabile che chi avesse voluto riconsiderare le prove doveva accettare di sentirsene chiedere i motivi.” (Dani Rodrik)

Secondo gli economisti fanatici della teoria del libero scambio, l’abbattimento di ogni ostacolo al compimento della piena apertura commerciale rappresenterebbe la panacea di tutti i mali. Pur consapevoli degli effetti sulla redistribuzione del reddito, dovuti al fatto che necessariamente alcuni gruppi subiranno delle perdite di reddito di lungo periodo che non potranno essere sanate, essi lo considerano un prezzo inevitabile da pagare per aumentare il reddito reale complessivo di un’economia.

I primi giorni del 2018 hanno fatto scorgere, a livello internazionale, l’alba di un nuovo tentativo di “rivoluzione colorata” in Iran. Notare, e cito dal sito dell’ANSA, chi siano stati gli attori geopolitici internazionali ad aver appoggiato le proteste in Iran dei giorni scorsi:

Gli Usa e Israele, ma anche l’Arabia Saudita e leader dell’Isis, hanno dichiarato apertamente il loro appoggio alle proteste cominciate lo scorso 28 dicembre a Mashhad, seconda città dell’Iran.

In occasione delle elezioni presidenziali che si terranno in Russia il prossimo 18 marzo, il mainstream occidentale ha già scelto, e da tempo, colui che considera il proprio candidato, ovvero il “candidato della democrazia” (secondo l’assunto, caratteristico della neolingua postmoderna, secondo cui democrazia coinciderebbe con il massimo possibile di spettacolo e intrattenimento televisivo) per “sfidare” quello che il circo politico-giornalistico neoliberale definisce il “regime di Putin”. Questo candidato è nientemeno che Ksenija Sobchak, 36enne nota socialite

“L’economista è colui che è sempre capace di spiegare ex post perché si sia, ancora una volta, ingannato.”
(B. Maris, Houllebecq economista)

La campagna mediatica per il pareggio di bilancio e la lotta al debito pubblico da parte degli economisti, liberisti prima e neoliberisti oggi, è divenuta così ossessiva e martellante da essere passivamente accettata come verità dall’opinione pubblica.

Quanti di noi entrano al casinò con la speranza di vincere malgrado sappiano che a vincere, alla fine, è sempre il banco? L’economia moderna funziona esattamente così, con una semplice, ma netta, differenza: le banche, grazie al sistema monetario in vigore, vincono sempre.

Avete mai realizzato che quando andiamo in banca, anche per la più semplice delle operazioni, siamo “costretti a firmare” una serie pressoché infinita di documenti pieni di clausole scritte con caratteri in miniatura? Queste clausole sono definite come vessatorie, ovvero a sfavore del consumatore, il quale deve accettare le condizioni che gli vengono “imposte”, in quanto parte debole e senza diritto di negoziazione. La legislazione in vigore tutela gli istituti finanziari anziché proteggere la gente comune. Ci spacciano come trasparenza tutte quelle clausole scritte in “legalese” che solo in pochi leggono e quasi nessuno capisce. Se la trasparenza fosse tale ed a protezione del cliente, dovrebbe essere chiara e comprensibile, proprio per il significato intrinseco della parola stessa.

Personalmente, probabilmente a causa delle mie origini, ho una grandissima passione per le piramidi come monumenti storici ma sono totalmente contrario alle piramidi finanziarie, specie quelle capovolte che, per natura, hanno un equilibrio precario e sono destinate a crollare nel tempo.

Quanti di noi entrano al casinò con la speranza di vincere malgrado sappiano che a vincere, alla fine, è sempre il banco? L’economia moderna funziona esattamente così, con una semplice, ma netta, differenza: le banche, grazie al sistema monetario in vigore, vincono sempre.

Too big to fail. E’ così che nell’ambiente finanziario vengono chiamate quelle aziende private, in genere banche d'affari, che sono diventate così grandi da non poter fallire perché la portata del loro eventuale fallimento sarebbe tale da scatenare il panico in borsa e distruggere l’economia. Consapevoli che lo Stato, attraverso i contribuenti, sarà pronto a coprire le loro perdite, i manager delle toobigtofail operano così con ancora maggiore spregiudicatezza, alimentando un sistema che pare ormai troppo complesso per essere cambiato.

Che magnifica frase: «L`Europa non è un supermercato, è un destino comune». Che sordido inganno: ad averla pronunciata la settimana scorsa, durante la sua prima intervista dopo l’elezione a presidente della Francia, è stato Emmanuel Macron.