Autori / Alessandro Montanari

Alessandro Montanari

Giornalista e autore televisivo. Dopo gli esordi a fare di tutto nelle tv e radio locali, mi ritrovo a La Padania come un intruso essendo un varesino dalle radici meridionali e con il cuore a sinistra. Dopo dieci anni a raccontare la politica da infiltrato, scopro che nulla è come ci viene spiegato dagli organi d'informazione mainstream e con Gianluigi Paragone e altri splendidi compagni d'avventura comincio una folle missione di controinformazione televisiva, prima alla Rai, con  Lultimaparola, e ora a La7 con La Gabbia Open. Domani chissà...

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La notizia è di quelle clamorose: anche Mario Draghi giudicava l'euro una sciocchezza economica. Erano gli anni Settanta ed il futuro presidente della Bce, allora studente di Economia alla Sapienza di Roma, seguiva appassionatamente la dottrina di Federico Caffé. “Chi frequentava le sue lezioni – ricorda Draghi in un'entusiastica biografia di Stefania Tamburello – lo vedeva come un modello a cui ispirarsi”. Come detto, però, la rivelazione non sta tanto nella curiosa infatuazione giovanile per le teorie keynesiane, quanto piuttosto nella tesi di laurea che guadagnò al promettente economista la lode accademica e l'incarico, ambitissimo, di assistente personale del Professor Caffè.

Nel 1972, in occasione di un importante convegno internazionale, accadde a uno di quei delusi economisti di indicare nello Stato “l'occupatore di ultima istanza”. L'espressione creò equivoci e fece quasi scandalo. Pure era stata ripresa, con regolare citazione, da un rapporto del sistema della Riserva Federale degli Stati Uniti che, di fronte alla disoccupazione creata dai processi di automazione, aveva dato incarico a proprie dipendenze locali di individuare ogni possibile fonte di lavoro valutata in circa 6 milioni di unitàà prevalentemente nella sfera dei servizi socialmente utili. 

Con la pigrizia intellettuale che la contraddistingue, la stampa italiana pare essersi rassegnata ad un compito di mera registrazione degli umori dei mercati, eccitadonsi per ciò che li eccita e preoccupandosi per ciò che li preoccupa. Credo che questa strana empatia abbia due disastrose conseguenze nella diffusa difficoltà a cogliere malizie, conflitti d'interesse e finalità recondite della speculazione finanziaria e nella desolante attitudine a bollare come complottista chiunque esca dalla fredda cronaca per azzardare interpretazioni un po' meno idealistiche della realtà.

I difetti più evidenti della società economica nella quale viviamo sono l'incapacità a provvedere un'occupazione piena e la distribuzione arbitraria ed iniqua delle ricchezze e dei redditi. (J.M.Keynes)

La ruvida protesta degli studenti contro l'alternanza scuola-lavoro, preteso fiore all'occhiello della Buona-Scuola, ha occupato i discorsi della politica per lo spazio massimo delle sue attuali capacità di concentrazione sui temi di scarso impatto elettorale: dal tg delle 13 al tg delle 20.

Ci sono epoche della Storia, e questa è una di quelle, nelle quali per essere rivoluzionari, ed invertire il rapporto tra dominanti e dominati, occorre agire da restauratori. Nel contesto della globalizzazione, ad esempio, si porrebbe un obbiettivo dichiaratamente rivoluzionario chi proponesse la restaurazione dei diritti del lavoro che, in nome del libero mercato, ci sono stati sottratti. Non credo affatto che si tratti di un proposito utopistico

Non sono spagnolo e dunque non ho titolo per entrare, da “tifoso”, nel braccio di ferro tra Barcellona e Madrid. Non ce l'ho io, ma non ce l'ha nessuno. Credo infatti che relativizzare il diritto, di per sé assoluto, all'auto-determinazione dei popoli sia una disastrosa consuetudine del mondo occidentale che peraltro

“Se fai ricorso, ti giochi la carriera. Smettila di fare l'inglese... Fai l'italiano!”. Ora mi si darà del sognatore ma io credo che Philip Laroma Jezzi, il ricercatore universitario che ha fatto scattare l'inchiesta costata a 7 docenti gli arresti domici

Il tempo è un galantuomo implacabile e fa sempre giustizia dei vizi privati e delle pubbliche virtù. Così l'affossamento dello ius soli, giunto dopo settimane di solenni promesse del Governo, sempre accudito dalla pedagogia dell'intellighenzia, stupisce solo per la nonchalance con la quale i cosiddetti “buoni”, mossi da mere preoccupazioni elettorali, si sono messi a fare tutto