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attacco barcellona, rambla

E' ORA DI RITIRARSI DAL MONDO GLOBALE. E DI ALZARE LE MURA

pubblicato il 18 Agosto 2017

Ci risiamo. E con le stesse, terribilmente banali, modalità. Un altro manipolo di questi nostri ospiti ingrati (e anche se gli attentatori fossero nati in Europa non cambierebbe nulla perché in tal caso dovrebbero gratitudine per l'ospitalità data ai loro padri) salta su un furgone, individua un viale affollato, schiaccia l'acceleratore e falcia quanti più infedeli riesce a falciare. Colpiscono nel mucchio perché nessuna delle nostre vite, per loro, è sacra ed inviolabile; nemmeno quella delle donne e dei bambini che anche questa volta sono lo scempio nello scempio. 

Adesso comincerà la solita litania dei commenti, delle solidarietà sincere e di quelle pelose, delle testimonianze e delle lacrime. Poi però bisognerà trovare un modo nuovo di affrontare il problema perché un problema, di fronte a queste Pearl Harbor metropolitane, si pone. Quantomeno se da questi feroci assassini vogliamo anche provare a difenderci, oltre che provare pazientemente “a capirne le ragioni”.

Vi devo una confessione. Da tempo mi sento un occidentale anti-occidentale. Nel senso che amo la nostra cultura, ma non sopporto l'indifferenza con la quale ne portiamo l'eredità. Amo la nostra libertà, ma detesto la mollezza morale nella quale si è tradotta. Amo la nostra idea di fratellanza, ma non mi capacito di come abbiamo potuto scambiarla con questo sciocco individualismo della competizione di mercato. Amo infine anche le nostre radici religiose, ma provo orrore per questo malinteso senso del progresso che sta oscurando il senso del sacro e del peccato. Sono dunque un occidentale superato, di quelli che non si ritrovano più in questo occidente decadente e mercenario che, nella foga di dirsi moderno, non sa come difendere se stesso perché in realtà non sa cosa difendere di se stesso.

Io invece ce l'ho un'idea scandalosa di quel che dovremmo fare: rinchiuderci in noi stessi, fortificare le nostra mura e, dentro questo mondo ristretto, provare a ritrovare la comunità e la sicurezza perdute. Sì, lo so, è esattamente il contrario di quel che predicano i “cittadini del mondo” dopo ogni attentato. “Non smetteremo di viaggiare, di attraversare il mondo, di accogliere tutti e di essere ospitali...”. Chi dice così, tuttavia, non vi spiega come ci si possa sentire cittadini del mondo quando poi non ci si può sentire a casa o al sicuro da nessuna parte. E nemmeno ve la dice tutta, temo, del suo cosmopolitismo ...politico. Perché di questo nostro spostarci, viaggiare e visitare il mondo, è parte integrante anche un istinto deteriore a invadere, colonizzare e omologare, prima con gli eserciti e con le compagnie petrolifere ma poi anche con le catene di alberghi, hamburger, caffè e vestiti da quattro soldi. Questo cosmopolitismo è una truffa e non ha nulla di moderno. Semmai ricorda un po' troppo l'attitudine dell'“uomo bianco” col “buon selvaggio”. Roba da conquistatori, insomma.

Ricordate l'11 settembre, il capostipite di tutti questi attacchi del terrorismo islamico al cuore dell'occidente? La risposta dell'Occidente fu la sciagurata dottrina della guerra preventiva, cioé difendere casa nostra attacando qualunque potenziale nemico in casa sua. Fu una sciocchezza colossale accompagnata da una sciocchezza, se possibile, ancora più grossa: l'esportazione della democrazia. Bè, ce le siamo bevute tutte queste balle degli architetti del mondo globale ed ora lo possiamo anche ammettere.

Vivere in modo così cosmopolita ha dunque un prezzo morale che ancora esitiamo a riconoscere e che consiste nell'avallare implicitamente che i nostri Stati continuino a calpestare il suolo straniero in nome di loschi interessi che quasi mai hanno qualcosa a che vedere con la passione per la democrazia e il nostro diritto alla legittima difesa. E alla fine il bilancio parla da sé: noi non siamo riusciti ad esportare la democrazia da nessuna parte mentre i terroristi sono riusciti ad esportare gli attentati praticamente in tutte le nostre capitali. 

Ora è toccato alla Spagna che, come è noto, è uno dei Paesi meno “invadenti” d'Europa e questo suggerisce che per il fanatismo islamico, ormai, noi europei siamo tutti ugualmente nemici. Nemici da colpire. E dai nemici che vogliono colpirti in casa tua è giusto difendersi. Come? Innanzitutto invertendo la rotta di questa disastrosa concezione dell'umano progresso: ritirandoci nei nostri confini e riducendo di qualche grado la nostra, supposta, apertura mentale. Essere tendenzialmente aperti, d'altra parte, non significa necessariamente essere tendenzialmente scemi, no? E allora proviamo a cogliere qualche ispirazione dal passato delle nostre cittadelle medioevali, molte delle quali guardacaso sono ancora intatte nella loro bellezza. Riportiamo le truppe a casa, fortifichiamo le mura e alziamo il ponte levatoio; almeno per un po'. In un mondo più piccolo sarà più facile individuare i nemici. E sarà più facile anche ricostruire una comunità di simili. Non di omologati, di integrati o di assimilati. Di simili.

A. Montanari
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