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ECCO COME LA FINANZA DISTRUGGE L'ECONOMIA REALE

pubblicato il 17 Novembre 2017

Personalmente, probabilmente a causa delle mie origini, ho una grandissima passione per le piramidi come monumenti storici ma sono totalmente contrario alle piramidi finanziarie, specie quelle capovolte che, per natura, hanno un equilibrio precario e sono destinate a crollare nel tempo.

Nell’ultimo decennio l’economia finanziaria, con un turnover di circa un trilione di USD, si è triplicata raggiungendo un volume 13 volte superiore al PIL mondiale, il quale nello stesso lasso di tempo è raddoppiato. (fonte La Repubblica 27/10/2014).
I dati relativi all’economia finanziaria sono estremamente allarmanti. Solo il 30% di questa è costituita da finanza primaria composta da azioni, obbligazioni ed attivi bancari. Il restante 70% si basa su prodotti derivati emessi dalle banche d’affari, ovvero contratti assicurativi con un sottostante, cioè l’oggetto contro cui si desidera scommettere, in cambio del pagamento di un premio. Questi strumenti estremamente rischiosi vengono emessi ad hoc contro qualsiasi cosa che la “finanza creativa” sia in grado d’inventarsi, come ad esempio il fallimento di stati, economie, tassi d’interesse, valute, indici azionari ecc.

L’economia reale è direttamente collegata all’economia finanziaria. Le notizie economiche creano oscillazioni che generano ingenti profitti o perdite nei mercati finanziari. Queste fluttuazioni dovrebbero essere naturali e basate sull’andamento dell’economia reale. Purtroppo sono spesso indotte da manovre di governo assurde tendenti a deviare e sfavorire volontariamente l’economia reale a favore dei grandi speculatori dei mercati finanziari, banche o multinazionali.

L’esempio più lampante che intendo riportare è quello della richiesta di sacrifici agli italiani, in nome dello spread, considerato troppo alto ed indicatore di un imminente apocalisse finanziaria. L’economia ha dimostrato come ciò fosse totalmente falso e lo spread un parametro non vincolato al benessere economico dell’economia reale, in quanto si stava meglio vent’anni fa rispetto ad oggi.

Lo spread è un semplice benchmark, ovvero un parametro di riferimento che misura la differenza fra il rendimento decennale offerto da un titolo di stato tedesco e quello di un altro stato. Nel 1994-1995 l’Italia era considerata come una delle nazioni più solide e prospere a livello mondiale, classificata come tripla A da Standard & Poor’s, cioè il massimo voto che una società di rating può conferire ad un paese.

All’epoca lo spread era al 6%, molto più alto di quello odierno (1,44%) ed è stato utilizzato dal governo nel 2011 come scusa per poter attuare manovre economiche assolutamente controproducenti per l’economia reale ed il popolo, vittima inconsapevole di una doppia manovra speculativa.

La prima fu quella di abbassare volontariamente la domanda interna per generare l’aumento dell’inflazione, utile alla creazione del debito tanto caro al signoraggio bancario. La seconda manovra era meramente volta ad un’operazione di speculazione sui mercati finanziari a favore delle banche. Qualora infatti l’Italia fosse stata a rischio fallimento, i titoli di stato sarebbero dovuti essere collocati con un derivato assicurativo chiamato Credit Default Swap (CDS), da scontare sul prezzo di vendita. I bond furono sì venduti maggiorati del costo del CDS, peccato però che nessuna banca li acquistò veramente, perché tutte sapevano che non vi era alcun rischio di default.

Personalmente identifico il problema principale nel sistema frazionario bancario in quanto la totalità della moneta creata dal nulla dovrà essere collocata in un mercato dove poter speculare ed arricchirsi ulteriormente. Questa potrebbe essere immessa nell’economia reale a benefico di tutti ma darebbe un ritorno inferiore rispetto al sistema finanziario. Proprio per questo motivo la piramide è rovesciata e l’economia reale di un volume così inferiore rispetto a quella finanziaria.

Nessuno sa per quanto tempo una punta sempre più piccola potrà reggere il peso di una base capovolta ed in continua espansione. Bisognerebbe fermare questo scempio, risanare l’economia reale con manovre sensate volte a soddisfare il fabbisogno di un paese creando benessere per l’economia ed i cittadini. Tutto ciò non sarà possibile finché il potere di stampa della moneta sarà lasciato in mano a privati che svolgono un servizio pubblico, in quanto continueranno a speculare, sacrificando le economie delle nazioni e le persone, a favore dei loro interessi.

Solo quando torneremo agli stati sovrani, con controllo democratico della moneta svolto da governi a sostegno del popolo anziché dell’élite finanziaria, l’economia virtuale subirà le conseguenze di quella reale e non viceversa, cosa che dovrebbe avvenire naturalmente in un sistema sano. Ad esempio le nazioni potrebbero creare moneta per salvare i terremotati e non le banche ma, col sistema odierno, è semplicemente più profittevole immetterla nei mercati finanziari. Mi sembra che la gente si sia dimenticata che sono i governi a dover temere i propri popoli e non il contrario. L’unica soluzione possibile è il ritorno alla moneta statale che permetterà di avere piramidi non capovolte e che possano avere solide basi per un’economia sana. D’altronde, già 4000 anni fa, gli antichi egizi avevano capito che costruendole al contrario sarebbero crollate.

K. Basyouni

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